Il bambino di Varsavia. Storia di una fotografia

“La fotografia del bambino di Varsavia è vittima della sua grande efficacia. Nell’era multimediale planetaria, un piccolo clic ci fa passare da una vittima all’altra: clic!

Mohammed al-Durah cancella il bambino di Varsavia; clic! È il turno del piccolo Eliàn Gonzàlez… La confusione sentimentale e politica è totale.

L’immagine del ghetto di Varsavia non è più un documento: ha smesso di essere uno strumento pedagogico; sfocata, travestita, abusata, stravolta, sequestrata, ha perduto la sua capacità di messa in guardia; non informa più, è erosa dagli usi distorti.

L’immagine si è modificata, consumata: portatrice all’inizio di una verità fondamentale, è diventata supporto di menzogne al servizio dei peggiori deliri. All’interno di un processo accelerato di globalizzazione degli affetti, delle emozioni, delle sensibilità, si fa sempre più riferimento ‘all’opinione pubblica mondiale’.

E ormai l’unico dovere di questa opinione pubblica è di commuoversi, di commuoversi spesso, di commuoversi e basta.

L’analisi e la comprensione dei processi storici vengono messe da parte a favore della sola dimensione emotiva delle immagini.

In sostanza, in una certa misura sono delle storie senza storia – né quella degli individui né quella dei popoli – quelle che oggi offrono agli occhi e alla comprensione queste immagini.

L’immagine ha cessato di essere archivio. Non sollecita più il nostro desiderio di conoscere. Dopo essere stata verità, l’immagine si è trasformata in menzogna.”

  • Copertina flessibile: 214 pagine
  • Editore: Laterza (15 marzo 2014)
  • Collana: Economica Laterza
  • Lingua: Italiano
  • Acquisto: https://amzn.to/2DYu50r

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